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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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Da qui, pure il suo atteggiamento di insofferenza e di diffidenza nei confronti dei pacifisti (e in generale verso ogni esperienza di movimento non direttamente controllabile dalla Chiesa o dalle autorita' civili e militari) [46] che egli assimilo', in modo sommario, all'ideologia marxista e al fronte abortista, sostenendo che le loro «vie della pace» dovevano essere nettamente separate da quelle proprie della comunita' ecclesiale.[47]
Questa definizione del ruolo della gerarchia e del suo rapporto col mondo politico e sociale non poteva non scontrarsi col diverso stile e con la diversa cultura del movimento per la pace o, quanto meno, di alcuni settori di esso i quali - a prescindere dal loro specifico orientamento sulla «questione-Comiso» - portavano avanti da vari anni un programma di rinnovamento ecclesiale e sociale non congruente alla mentalita' di mons. Rizzo e che in buona misura si ispirava al percorso culturale delle «Comunita' di base». Non fu un caso che i due percorsi si divisero, fino a contrapporsi, non tanto sul valore in se' della pace, ma - come spieghero' meglio piu' avanti - sulla sua dimensione culturale: il massimo responsabile della diocesi e i parroci di Comiso sottovalutarono il problema della ricerca del «linguaggio» piu' idoneo a esprimere la condanna dei missili, mentre i pacifisti identificarono quell'aspetto come un momento centrale del processo di costruzione della pace. La divaricazione, ideale e di metodo, che sulla «questione-Comiso» si venne a determinare tra mons. Rizzo e il movimento per la pace trova in questo diverso retroterra ecclesiale e culturale la sua ultima e piu' profonda spiegazione.[48]

2. Tra politica, diplomazia e profezia


Nella medesima pagina 11 del gia' citato n. 10-16 dicembre 1983, il settimanale di «Comunione e Liberazione» Il Sabato pubblico', a fianco dell'intervista di mons. Angelo Rizzo («La pace vera non e' pacifista»), un servizio di M. Carcano dal titolo «Il Papa e Craxi gettano due ponti sul Tevere» dedicato all'incontro tra Giovanni Paolo II e il neo-presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi. I due testi vanno interpretati nella loro (intenzionale?) configurazione sinottica. Infatti, alle tesi sostenute da mons. Rizzo (duro giudizio morale sui missili in generale, da lui definiti «bubboni purulenti», realismo politico come presupposto del «dover convivere coi missili», svalutazione morale e culturale del movimento per la pace)[49] facevano da contrappunto le riflessioni di M. Carcano il quale, ricostruendo - sulla base di semplici illazioni personali - il contenuto del colloquio tra il Papa e Craxi, scrisse: «In primo luogo viene naturalmente il tema della pace. Con grande realismo la Chiesa cattolica non ha mai sottovalutato il problema dell'equilibrio degli armamenti e non ha mai creduto che la lotta per la pace si risolvesse in un appello sentimentale al disarmo unilaterale dei due». Non meno significativo e' quanto si legge nel servizio di Carcano a proposito del Concordato, da lui ipotizzato come secondo argomento del colloquio e interpretato in termini di reciproco, benche' non univoco, interesse: morale quello del Papa, contingente e politico quello di Craxi[50]. L'autore concludeva il proprio servizio giornalistico on un'altra importante annotazione: «Infine si puo' pensare che, cessate le strumentalizzazioni di parte dei mesi passati, in questo contesto si sia avviata ad una ragionevole soluzione anche la vicenda Ior-Banco Ambrosiano».

L'operazione tentata da Il Sabato, a prescindere dalle effettive intenzioni della Redazione e dalle valutazioni personali dei suoi singoli collaboratori, offre un'utile sintesi degli eventi politici e diplomatici che all'inizio degli anni '80 fecero da sfondo al dibattito relativo alla base missilistica di Comiso. Un dato comunque e' certo: il «problema-Comiso» esplose in un momento in cui la Santa Sede era impegnata nella costruzione di un delicato sistema di rapporti diplomatici con i governi italiano e statunitense. Basti ricordare che il 10 gennaio 1984 (proprio nei giorni in cui in Sicilia infuriavano le polemiche sull'erigenda chiesa nella base Nato di Comiso!) fu contemporaneamente annunciata a Washington e in Vaticano la decisione della Santa Sede e degli Stati Uniti d'America «di stabilire tra loro relazioni diplomatiche, a livello di nunziatura apostolica da parte della Santa Sede e di ambasciata da parte degli Stati Uniti d'America, a partire dal 10 gennaio 1984».[51] Tre giorni dopo, giunse a Roma William Wilson in qualita' di primo ambasciatore designato dagli Stati Uniti presso la Santa Sede.[52] Allo stesso periodo risale la conclusione delle trattative per la revisione del Concordato del 1929 tra la Chiesa e lo Stato italiano. Il testo del nuovo accordo fu firmato, com'e' noto, il 18 febbraio 1984.[53]  Infine, le implicazioni politiche e diplomatiche del caso «Banco Ambrosiano-IOR» sono facilmente intuibili e del resto trovano un significativo riscontro nella fitta trama di contatti che su tale argomento furono stabiliti tra le autorita' italiane e quelle vaticane.[54]

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