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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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Peraltro, tale operazione non sarebbe immune dal rischio di forzature interpretative e di un'illegittima sovrapposizione di due categorie sociologiche (il «movimento» e l'«istituzione») che vanno invece nettamente distinte, collocandosi l'una, per sua stessa definizione, in una posizione diversa e spesso dialettica rispetto all'altra. L'assoluta impossibilita' di assimilare i due piani appare poi ancora piu' evidente se il «movimento» si sviluppa in un ambito democratico mentre l'«istituzione» si identifica con un regime dittatoriale. Di piu': un blocco politico e militare di natura dittatoriale che, sia pure per opportunistiche considerazioni strategiche, si fa ispiratore di iniziative pacifiste e' costretto - lo voglia o no, ne sia consapevole o no - a farsi promotore di una cultura che gli e' estranea e che non puo' non agire al suo interno, in senso evolutivo, come motivo di crisi e di dissoluzione dello stesso impianto politico che lo sorregge. Non e' un caso, per citare un esempio assai emblematico, che i pacifisti tedeschi che pochi anni prima avevano protestato in Germania contro gli euromissili nelle strade e nelle piazze di Bonn, nel 1989 si siano poi trovati insieme con le migliaia di giovani che nell'ex DDR si erano organizzati attorno alla «Getsemanikirche» (chiesa evangelica del Getsemani) contro la dittatura comunista, nel comune gesto simbolico della demolizione del muro di Berlino.[80]

3.5. Infine, a Comiso la pace non fu un «tema unitivo» neppure sotto il profilo del comune impegno spirituale. Emersero infatti due modelli diversi, e per certi versi alternativi, di preghiera: uno proposto dal vescovo di Ragusa e dal clero di Comiso e l'altro sostenuto da tutti quei sacerdoti e laici (cattolici e protestanti) che si riconoscevano nelle analisi, nei metodi e nei programmi del movimento per la pace.[81] Il primo si sviluppo' secondo una linea di impegno quasi esclusivamente spirituale, mentre il secondo si concretizzo' in un'insieme di iniziative che tendevano a coniugare la tensione interiore con la ricerca, ritenuta altrettanto necessaria, di gesti visibili e carichi di significati profetici. L'uno identifico' il tempio come il luogo piu' idoneo all'invocazione della pace, l'altro scelse lo spazio pubblico (la piazza, la strada e il perimetro esterno al "Magliocco") come linea reale e ideale del suo itinerario penitenziale. Il primo puntava alla condanna degli ordigni nucleari sotto l'esclusivo profilo morale della loro oggettiva forza distruttiva, ma giustificando - o quanto meno tollerando - la logica politica che li aveva generati; il secondo tendeva invece a delegittimare lo stesso progetto politico e militare delle autorita' della Nato e del Governo italiano, collocando la base missilistica di Comiso nella definizione teologica di "idolo nucleare" che ne svelava l'intrinseca perversione.
In conseguenza della prima lettura, il vescovo di Ragusa ritenne che gli ordigni nucleari potessero coesistere, nello stesso perimetro, con un tempio in cui l'invocazione a "Cristo nostra pace" avrebbe animato la speranza e affrettato il tempo della loro definitiva distruzione; nella seconda prospettiva invece i pellegrini si fermavano alle soglie dell' "idolo nucleare" per sfidarne, in nome del Vangelo, l'arroganza   e per creare in tal modo una simbolica e irriducibile zona di separazione in cui il cartello dell'«Alt, zona militare» posto davanti al cancello d'ingresso del "Magliocco", a dispetto delle reali intenzioni che ne avevano ispirato l'installazione, fu costretto ad assumere anche la funzione nuova di segno di un invalicabile confine teologico e morale.

Docente di Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione nell'Istituto Superiore "G.B. Vico" di Ragusa e studioso di storia locale. Fondatore e Direttore responsabile di Mondi Vitali. Rivista quadrimestrale di cultura e formazione socio psicopedagogica (edita dall'Istituto "G.B. Vico" di Ragusa). E-mail: m.pavone2@virgilio.it

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