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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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Un ulteriore impulso venne al movimento, un anno dopo, dal convegno nazionale di studio promosso dalla rivista Bozze che si tenne a Torino nei giorni 15-16 novembre sul tema L'annuncio della pace in un mondo di guerra. Presentandone ai lettori i principali contributi, R. La Valle affermo' la necessita' di «un cammino ulteriore che non svaluta ne' surroga il cammino dell'analisi storica, politica, economica, ideologica, e nemmeno ne prescinde, ma riparte esattamente la' dove l'analisi culturale e politica si arresta». Il fondatore e direttore di Bozze spiego' poi il senso e la direzione di quella ricerca:
«E' il cammino che va a cercare, oltre ogni fenomenologia sociale, dov'e' l'ultima radice della pace e della guerra. Perche' investigate tutte le cause, c'e' un'altra causa da cercare a un livello piu' profondo; questa causa, o radice, sta nel cuore dell'uomo; in ultima istanza non si puo' dire che la chiave della pace e della guerra e' qua, o la', al Pentagono o al Cremlino; essa e' dentro di noi, la' dove si decide la qualita' del rapporto umano, del rapporto tra le persone, dell'uomo con la donna, di ciascuno con tutti. La scelta non e' tra l'amore e l'odio. Posta cosi' l'alternativa, la questione sarebbe fin troppo semplice; fuori della patologia, nessuno sceglie l'odio, nessuno assume la violenza come prima scelta, nessuno la prende come fine a se stessa, nessuno milita per la distruzione, la morte. La scelta e' piuttosto di quale amore, la scelta e' di cio' che mettiamo al centro del nostro sistema, di cio' attorno a cui si organizza tutta la nostra vita, di quello che e' il nucleo del nostro sistema vitale [...] Ora questo nucleo, cioe' l'ultima e suprema motivazione della nostra vita, puo' essere o l'amore di se', oppure l'amore dell'altro; per usare un termine di riferimento culturale ben noto, a partire dalla ricerca di Anders Nygren, o e' «eros» o e' «agápe». E' una scelta decisiva, perche', a partire da essa, tutto il resto viene di conseguenza».[6]

Nei mesi successivi alla decisione governativa del 7 agosto 1981, sorsero in tutta Italia circa quattrocento «Comitati per la pace» che si coordinarono su base nazionale. Comiso, scelta dalla NATO e dal governo italiano come base strategica del piano di militarizzazione del Mediterraneo, divenne ben presto una delle capitali del pacifismo e punto di confluenza di decine di migliaia di persone provenienti da tutte le regioni italiane e da vari paesi europei [7] che, con intensita' crescente, trasformarono la cittadina iblea, oltre che in un luogo di studio e di protesta simbolica, anche in uno spazio di preghiera, di testimonianza permanente e di dialogo ecumenico. Durante l'estate 1983 un gruppo di pacifisti diede vita nei pressi della base NATO al campo permanente di iniziativa «Imac» (International Meeting Against Cruise).[8] Quasi a sottolineare il carattere ecumenico ed interreligioso del movimento, dopo avere percorso a piedi circa 1000 chilometri ed avere toccato de cine di paesi della Sicilia, Jinyu Morischita, un monaco buddista di 35 anni giapponese della provincia di Nagasaky, il 22 dicembre 1982 giunse a Comiso per «protestare contro l'installazione dei missili "Cruise", la militarizzazione della Sicilia e la sfrenata corsa agli armamenti in tutte le parti del mondo».[9]

 1.3. La Chiesa ragusana non rimase indifferente alla prospettiva dell'installazione dei missili a Comiso. Il 27 settembre 1981, benedicendo la prima pietra dell'erigenda chiesa parrocchiale di S. Antonio di Padova (la piu' vicina al «Magliocco» tra le chiese comisane) il vescovo mons. Angelo Rizzo si fece interprete della viva preoccupazione di tutta la comunita' iblea. Nella formula di preghiera che fu trascritta su pergamena per essere sigillata all'interno della prima pietra il vescovo volle aggiungere la seguente significativa invocazione: «Salga a Lui (a Cristo) questo tempio come anelito di questo popolo che implora la pace in un momento in cui la progettata installazione di missili a testata nucleare nel vicino campo di aviazione "Magliocco" tanto turbamento arreca alle nostre coscienze di uomini e di cristiani».[10] Purtroppo, non disponiamo del testo della riflessione proposta dal vescovo nel corso di quella cerimonia. Ad essa fece comunque esplicito riferimento lo stesso mons. Rizzo, poco piu' di un anno dopo, a conclusione di un discorso pronunciato il 16 dicembre 1982 nella chiesa madre di Comiso:
 «Forse qualcuno di voi era presente al rito della posa della prima pietra della erigenda Chiesa Parrocchiale di S. Antonio il 27 settembre 1981 e ricordera' il mio intervento di allora. Ho ritenuto di doverlo ricordare anch'io a ragion veduta, perche' penso sia stato quello il primo intervento, in senso assoluto di amore alla pace e di condanna ai missili fatto in questa citta'. Non si era innescato ancora, qui tra noi, il movimento pacifista che non sempre e' apparso come movimento di amore alla pace autentica. Il vostro vescovo ha voluto fare quel solenne pronunciamento proprio perche' il sito di quella prima pietra era il piu' prossimo al campo NATO. In quella circostanza ricordo di aver pregato Dio, nella perorazione conclusiva del discorso, di liberarci dalla tentazione della violenza e quand'anche, per deprecabile presenza di una base missilistica, ci fosse imposto di restare coinvolti in un clima di violenza per la provocazione della violenza di altri, ho soggiunto nella preghiera, di illuminare gli uomini con la forza luminosa che ci e' venuta da un popolo e da un uomo».[11]

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