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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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Ho voluto riprodurre integralmente questi due documenti, finora poco conosciuti, perche' ritengo che essi costituiscano, sotto il profilo cronologico e contenutistico, un punto di riferimento imprescindibile ai fini di una migliore comprensione dello stato d'animo con cui mons. Rizzo reagi' alla prima notizia della progettata base missilistica. Gli eventi successivi suggerirono a qualche esponente del mondo laico conclusioni affrettate su un presunto atteggiamento, se non di acquiescenza, di sostanziale disimpegno del vescovo nei confronti della delicata problematica posta dalla presenza della base missilistica nel suo territorio diocesano. Per la verita' quell'interpretazione, giustamente respinta dal vescovo, non fu condivisa neppure dai pacifisti cattolici i quali dal canto loro, pur optando per una linea di pubblico dissenso su talune scelte di carattere pratico adottate dal vescovo nel triennio successivo, non sollevarono mai alcun dubbio sulla bonta' dei sentimenti che le avevano ispirate.

La divergenza riguardo' dunque non i principî generali ma il metodo e il linguaggio, non il piano teologico ma quello piu' pratico e contingente delle valutazioni politiche e delle piu' idonee strategie pastorali. Per tale ragione, uniti nella comune condanna delle armi nucleari, il vescovo e il movimento per la pace procedettero su due linee parallele e talora contrapposte, non condividendo l'uno le analisi, le definizioni e i metodi dell'altro. Per citare un primo esempio, la marcia «Milano-Comiso» (27 novembre - 18 dicembre 1982) che si concluse nella piazza Fonte Diana di Comiso non trovo' il favore del vescovo il quale, nel gia' citato discorso pronunciato nella chiesa madre della medesima citta', prese esplicitamente le distanze da quell'iniziativa, sottolineando l'irriducibile differenza tra la sua «via della pace» e quella dei promotori delle marce:
 «Mi preme, pero', all'inizio di questa nostra celebrazione liturgica fare un'importante precisazione perche', contrariamente a quello che abitualmente non accade per le nostre assemblee eucaristiche, per l'assemblea di questa sera vi sono delle attese fuori posto per delle informazioni diffuse con prepotenza ed illegittimamente dalla stampa quotidiana. Nei giorni scorsi la stampa regionale ha detto che questa nostra celebrazione era - niente di meno - come introduzione ad altre manifestazioni che si faranno in questa citta' di Comiso o, per essere piu' esatti, che qui in Comiso avranno la conclusione. Mi riferisco ad una marcia, non saprei da chi organizzata, che partendo da Milano ha come meta Comiso. E poi, dopo di questa, di un'altra marcia in partenza da Catania ed infine non so di quali altre iniziative. Si e' detto nella stampa che nella nostra Diocesi, il vescovo ed i suoi presbiteri e i fedeli, poiche' questa e' la chiesa, intende unirsi ai marciatori della pace quasi che le "vie della pace" che noi intendiamo percorrere s'identifichino con quelle che altri liberamente possono percorrere. Siamo dinanzi ad un grosso equivoco che io voglio chiarire prima di dare inizio alla nostra celebrazione e lo faccio, una volta che se ne presenta l'occasione, insieme con alcune altre precisazioni che si sono rese non solo utili ma necessarie ...».[12]

Anche all'interno del clero diocesano le posizioni furono tutt'altro che convergenti. Un appello per la pace sottoscritto da un nutrito gruppo di intellettuali di diverso orientamento culturale e politico raccolse l'adesione di numerosi sacerdoti di Ragusa, di Monterosso Almo, di Scoglitti (frazione di Vittoria) e perfino di titolari di importanti cariche diocesane (il vicario episcopale per il clero, l'arcidiacono del capitolo della cattedrale, l'assistente diocesano di Azione Cattolica), ma non registro' alcun sostegno da parte del clero comisano.[13]
1.4. Il movimento pero' aveva ormai assunto da oltre un anno una dimensione interdiocesana e interconfessionale. Un dossier pubblicato nel mese di dicembre 1981 dalla rivista Segno testimonia la ricchezza di contributi e l'ampia convergenza che si era gia' stabilita tra parrocchie, gruppi e movimenti, cattolici e protestanti, di tutta l'isola.[14] Tra questi e' da segnalare un appello rivolto «ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volonta'» in cui, fra l'altro, i firmatari esprimevano un severo giudizio non solo di incompatibilita' tra il Vangelo e la decisione governativa di installazione dei missili a Comiso ma anche di dura condanna della proliferazione delle armi nucleari (Cruise ed SS20) «in ogni altra parte del mondo» e di «ogni progetto di costruzione della bomba N sia da parte americana che sovietica». Il documento suggeriva inoltre un'importante chiave di lettura della scelta di Comiso come base nucleare: «La recente iniziativa del governo italiano, al di la' delle contingenti considerazioni di natura geografica e strategica, si inscrive nella stessa logica del secolare disimpegno nei confronti di tutto il Mezzogiorno. Respingiamo dunque e denunciamo come mistificante ed estranea al Vangelo la propaganda tendente ad accreditare l'installazione dei missili a Comiso come strumento di sviluppo economico e sociale».[15]

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