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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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La partecipazione dei cristiani al movimento per la pace, tutt'altro che marginale o subalterna ad altre iniziative piu' politicamente caratterizzate, si espresse con un proprio linguaggio e nei termini di un radicalismo evangelico che superava lo stesso principio della dissuasione. Emblematico e', al riguardo, quanto si legge nell'editoriale del gia' citato fascicolo della rivista Segno:
 «Vogliamo concludere queste brevi e sommarie note con una osservazione rivolta ai cristiani nel movimento per la pace. In questi mesi in cui il movimento ha fatto irruzione nelle piazze e nelle strade d'Italia e d'Europa, i cristiani che vi hanno partecipato si sono confusi giustamente con gli altri senza particolari parole d'ordine, che non potevano avere. L'hanno fatto spesso a titolo personale e di gruppo, ma non sono stati completamente soli: singoli vescovi hanno preso la parola manifestando solidarieta' e prendendo posizione netta di condanna della guerra, della fabbricazione ed esportazione di armi. Tuttavia a noi sembra che se sul piano politico - e il nodo della pace e della guerra e' principalmente se non tutto politico - i cristiani e le loro chiese non hanno specificita' da portare e da far pesare, un punto possono assumere ed avanzare come relativamente caratterizzante la loro presenza e partecipazione alla lotta per la pace: la proposta e la richiesta radicale del disarmo unilaterale, come concretezza e come utopia ...». [16]

L'istanza di un definitivo superamento del concetto dell'equilibrio delle forze e della strategia della dissuasione, cui lo stesso Concilio sembrava aver «dato credito, sia pure come minor male, anche qui intorbidando il suo discorso con gli argomenti mutuati dalla logica comune»,  era gia' emersa durante il precitato convegno nazionale di Torino. Nella sua relazione conclusiva, R. La Valle aveva sollevato seri dubbi sulla possibilita' che il piu' recente sviluppo della corsa agli armamenti potesse ancora accreditare l'idea enunciata dal Concilio che l'«ammassamento di armi, che va aumentando di anno in anno, serve, in maniera certo inconsueta, a dissuadere eventuali avversari dal compiere atti di guerra». [17]

Tra la logica comune, fatta propria dal Concilio, e la reale dinamica della corsa agli armamenti si era nel frattempo venuta a determinare una situazione assolutamente nuova che imponeva un radicale ripensamento del precedente schema interpretativo e un ritorno all'immediatezza del linguaggio evangelico:
  «Di fatto la strategia della dissuasione e' stata abbandonata da coloro stessi che l'avevano inventata. Alla strategia della dissuasione bastavano 400 testate nucleari, 200 per parte, per assicurare il reciproco deterrente. Oggi di testate nucleari ce ne sono 50.000. La direttiva n. 59 del presidente Carter dice che ora le armi nucleari non devono servire a dissuadere, ma a colpire degli obiettivi determinati, il che permette di abbassare la soglia della guerra nucleare, perche' se prima essa non poteva essere pensata che come guerra generale, oggi puo' essere immaginata e programmata come guerra territorialmente e materialmente limitata, come guerra "di teatro". Dunque non avrebbe senso nemmeno dal punto di vista mondano che la Chiesa continuasse a tener buono l'alibi della dissuasione per giustificare la corsa agli armamenti. Di fronte all'inverosimile aumento e proliferazione delle armi nucleari, la Chiesa non puo' che ripetere: giu' le armi; non puo' che richiedere opportune e importune, la totale e incondizionata rinuncia alle armi nucleari, non puo' che riprendere quella prima formulazione del Concilio, di ripudio delle armi nucleari, ricordata da Mancini».[18]

La rivista Bozze fu promotrice di un altro importante convegno nazionale sul tema Invece dei missili che si tenne a Ragusa e a Comiso nei giorni 1-2 maggio 1982. L'iniziativa era stata preceduta da alcuni contributi di G. Ruggieri, E. Chiavacci, R. Brancoli e I. Mancini, pubblicati nel fascicolo di Bozze 82 n. 2 - marzo/aprile 1982,[19] che ne avevano anticipato alcuni dei principali motivi ispiratori. Inoltre, un colloquio tra R. La Valle e Leonardo Sciascia aveva contribuito a dilatare il significato e la prospettiva del convegno. Dopo avere ascoltato l'enunciazione del tema Invece dei missili, lo scrittore aveva subito risposto: «l'acqua: invece dei missili, l'acqua»,[20] vale a dire l'elemento-simbolo riassuntivo delle reali esigenze e delle piu' profonde aspettative della Sicilia e come tale «simbolo alternativo a cio' di cui e' simbolo l'idolo nucleare». [21]

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