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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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Il convegno tento' di scavare in profondita' nella vita e nella storia della Sicilia  come luogo di una prevalente non violenza tutta introversa che genera e assicura la violenza esterna di una minoranza a sua volta moltiplicata dall'antica violenza del potere statale (L. Sciascia); nella cultura dell'occidente per cercarvi le radici di un «pensiero che partorisce violenza» (I. Mancini); nella storia della Chiesa per scoprirvi astuzie mondane, tentazioni politiche e talora una certa ritrosia ad esprimere la profezia della pace (G. Ruggieri); nella Sacra Scrittura per ritrovarvi il «giudizio tagliente della parola di Dio» sull'idolatria del potere e delle sue armi (M. Toschi); nella storia  della provincia iblea come laboratorio e ambito applicativo di un originale e fortunato modello socioeconomico, incompatibile - malgrado le gravi inadempienze di una certa classe dirigente - con la falsa immagine di un'area arretrata e desertica gia' proposta come sfondo al progetto reazionario che tendeva «a sostituire nelle aree arretrate del nostro paese la "droga" delle spese militari agli investimenti socialmente produttivi» (G. Barone); negli arsenali di guerra per descrivere il potere distruttivo e radioattivo delle armi nucleari (R. Pucci); e, infine, nella dimensione utopica e profetica della pace per attingervi le ragioni profonde e la capacita' immaginativa di una valida «alternativa al sistema di guerra» (R. La Valle).[22]

A nome e per decisione dei partecipanti al convegno  fu infine inviato a tutti i vescovi delle Chiese di Sicilia un messaggio contenente, fra l'altro, l'espressione di un diffuso disagio per il silenzio dei pastori («non comprendiamo il vostro silenzio») e il pressante invito «a squarciare il velo dell'errore e a manifestare al mondo cio' che davvero giova alla sua pace».[23] La sera del 1º maggio i convegnisti si recarono in pellegrinaggio a Comiso fino «alla soglia dell'idolo nucleare» e sostarono davanti al cancello centrale dell'aeroporto «Magliocco» dove diedero vita ad una suggestiva veglia per la pace che fu introdotta dalla «Salmodia della penitenza» e  si concluse con l'«Inno della pace messianica». [24]

1.5. Quella liturgia penitenziale segno' l'ingresso ufficiale della "preghiera" nell'esperienza del movimento per la pace in Sicilia, oltre che come impegno interiore, personale e di gruppo, anche come  figura pubblica e visibile e come «segno di contraddizione» per gli stessi credenti. In coincidenza con il venerdi' santo del 1983 il «Coordinamento Cristiani per la Pace» (un nutrito gruppo di sacerdoti, diocesani e appartenenti a diversi ordini religiosi, laici, membri di varie associazioni: Azione Cattolica, Acli, Gioventu' Aclista, Pax Christi, Fuci, Mir, ecc.) soprattutto siciliani, ma provenienti anche da altre provincie italiane e perfino dall'estero si fece promotore di un incontro di digiuno, di riflessione e di preghiera  per la pace a Comiso. Su quasi tutti i cartelli portati a mano dai circa trecento pellegrini che presero parte al rito figurava la rappresentazione di un fungo atomico, con al centro il crocifisso, accompagnata dalle parole di mons. Raymond Hunthausen, arcivescovo diSeattle (USA): «L'atomica e' l'ultima croce dell'uomo, i nostri preparativi di guerra nucleare sono la crocifissione globale di Gesu' Cristo». L'iniziativa trovo' il sostegno dei parroci della citta' i quali accolsero cordialmente i pellegrini e autorizzarono l'uso delle chiese piu' importanti come stazioni iniziali della "Via Crucis" che si concluse davanti ai cancelli del «Magliocco». Nel foglio programmatico si legge che il gruppo «preoccupato per la folle corsa al riarmo sia ad Est che ad Ovest, ha sentito la necessita' di testimoniare la propria partecipazione alla passione di Cristo, il Venerdi' Santo (1º aprile), a Comiso, nel luogo in cui i governanti hanno deciso di installare entro questo anno i micidiali missili nucleari "Cruise"».

La "Via Crucis" fu ripetuta negli anni successivi fino al 1988 crescendo in numero di adesioni e in ampiezza geografica. Le polemiche seguite alla benedizione della prima pietra dell'erigenda chiesa nella base Nato ebbero una ripercussione negativa anche sui rapporti tra il clero locale e i promotori della "Via Crucis". Infatti, nel 1984 i pellegrini trovarono ancora ospitalita' nell'androne del convento dei frati francescani dei Minori conventuali ma non poterono piu' usufruire delle chiese parrocchiali.[25] Nell'anno successivo il vescovo mons. Rizzo e i parroci di Comiso si irrigidirono a tal punto da proibire ai frati perfino di ripetere il gesto dell'accoglienza dei numerosi pellegrini convenuti a Comiso per partecipare alla "Via Crucis". Nel 1986 il pellegrinaggio parti' da Palermo, con soste nel poligono di tiro sulle Madonie e a Sigonella; l'anno successivo inizio' da Messina. Nel 1988 mosse da Trapani ed ebbe una particolare intonazione francescana «perche' - scrissero gli organizzatori - anche se ogni anno vi hanno partecipato suore e frati francescani, questa volta si struttura quasi come prima tappa di quel piu' vasto cammino che da diverse direzioni europee conduce verso il "Dialogo ecumenico su giustizia, pace e salvaguardia del creato " che si svolgera' ad Assisi dal 6 al 12 agosto 1988».[26]

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