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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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Mons. Rizzo chiari' il significato del suo gesto con un documento ufficiale dal titolo Comiso - Chiesa "Cristo, nostra pace" - Il perche' di una benedizione [34] che ne evidenziava le effettive motivazioni pastorali, ma coglieva solo in parte le ragioni «delle sofferte voci di dissenso», come lo stesso vescovo le defini' aggiungendo che erano «degne di ogni attenzione perche' ispirate - alcune - da nobili sentimenti di autentico amore».[35] In sintesi, mons. Rizzo giustifico' il suo operato affermando che «un "campo militare" che esiste nel territorio di una Diocesi, poiche' e' abitato da uomini, e' per la Chiesa un luogo dove Essa - che e' a tutti debitrice - deve offrire il suo servizio di annuncio della Parola, di celebrazione della salvezza nei sacramenti, di accoglienza e testimonianza nella carita' di Cristo».

Il responsabile della comunita' cristiana del luogo non puo' in coscienza (senza colpa) rifiutare un servizio religioso desiderato e insistentemente richiesto. Il campo militare Nato di Comiso e' formato nella quasi totalita' da soldati che professano una fede religiosa. La coesistenza della chiesa e della base missilistica - aggiunse mons. Rizzo - non costituisce una contraddizione insanabile se gli uomini che abitano nel campo militare «chiedono di essere aiutati a vivere secondo l'insegnamento di Cristo, principe di pace» e di non restare «soli con i missili in preda alla disperazione o alla follia omicida». E cio', a differenza di altri campi militari dove altri uomini fossero eventualmente «costretti a convivere con identici o piu' micidiali strumenti di morte senza il sostegno o l'interiore sollecitazione di un monito di ordine trascendente e spirituale come quello di Cristo, salvatore e giudice»[36]. Il costo (4 miliardi) previsto per la costruzione e' contenuto e, comunque, non gravera' sulla diocesi di Ragusa. Infine, «i pacifisti credenti e sinceri che sostano in preghiera dietro le mura di cinta del campo [...] dovrebbero trovare un motivo di gioia nel sapere che per la pace oltre che fuori si prega anche dentro quelle mura».

L'attenzione alle esigenze spirituali e sociali delle persone aveva gia' spinto un anno prima mons. Rizzo a prendere una netta posizione anche a favore degli operai che operavano all'interno del «Magliocco», affermando la liceita' morale del loro lavoro e respingendo con fermezza l'applicazione dell'«obiezione di coscienza» (in analogia a quanto la Chiesa chiede ai cattolici che operano nelle strutture sanitarie in cui si pratica l'aborto) pretesa da qualche gruppo di pacifisti come necessario criterio di comportamento  di chiunque fosse chiamato a contribuire, anche con funzioni semplicemente tecniche, alla realizzazione delle infrastrutture della base missilistica:
 «respingiamo il giudizio morale che qualcuno, si dice, si e' dato premura di pronunciare per questa citta' di Comiso, per questa santa Chiesa di Ragusa e per i suoi figli, asserendo che essi sono interiormente vincolati nelle loro coscienze sotto pena di peccato a dovere impedire a tutti i costi che vengano proseguiti i lavori al «Magliocco» o che, una volta ultimati, a ritenersi gravemente e personalmente impegnato a che vengano distrutti.

Questa responsabilita' l'assumano coloro che ci governano a cui, semmai, compete; e codesti moralisti, sorti cosi' all'improvviso non presumano d'imporre, con un'autorita' che non hanno, simili fardelli sulle spalle dell'umile operaio che possibilmente, in questo tempo di recessione economica e conseguente disoccupazione, solo in quel luogo ha trovato lavoro per poter sfamare la famiglia. Non e' onesto scaricare il peso di una situazione cosi' difficile e complessa sui poveri. Per questo io dichiaro che e' moralmente lecito il lavoro dei nostri operai al campo NATO [...] Mi avrebbero voluto profeta, un profeta che in nome di Dio potesse dire al popolo: "Lasciati ammazzare disarmato mentre l'altro ti sta sparando, e' immorale difendersi!". Io questo non sento di dirvi, cari fratelli, e non dico neppure a voi operai: "Fermatevi, incrociate le braccia!".
Quanti lavorate al "Magliocco" non state costruendo armi, ma case. Assistiamo a volte a fenomeni piuttosto strani.

Vi sono di quelli che fuori del loro ambiente gridano con accesi toni profetici il loro dissenso al sistema difensivo occidentale e, proclamando con fermezza il disarmo militare, s'illudono di essere i grandi artefici della pace. Le stesse persone, pero', nel loro ambiente e quando v'e' pregiudizio per le loro persone non muovono le labbra per condannare le fabbriche di armi che hanno a due passi da casa o per denunciare l'ignobile mercato che se ne fa anche in Italia ai danni dei paesi sottosviluppati. Bisogna essere coerenti con il Vangelo e con se stessi».[37]
 Dal canto loro, i firmatari della Lettera aperta ai cristiani di Ragusa denunciarono l'ambiguita' della presenza di una chiesa intitolata a «Cristo, nostra pace» all'interno di un campo militare la cui costruzione costituiva, oltre che «un colossale errore politico (anche) il segno della piu' grave perversione che l'uomo abbia mai conosciuto nella sua storia plurimillenaria»[38].

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