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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

Didascalie

L'immotivato divieto del Vescovo di Ragusa, mons. Angelo Rizzo, a pregare nelle chiese di Comiso costringeva a impostare l'intera manifestazione all'aperto. La sera del Venerdi' Santo una ottantina di persone si sono riunite a qualche decina di metri dall'ingresso principale della base missilistica e li', seduti in un campo di fronte alle imponenti strutture militari, raccolti attorno ad una croce, sotto gli ulivi sui quali avevano attaccato uno striscione con scritto "trasformiamo le armi in aratri", hanno vissuto ore di intensa preghiera e commozione. La maggioranza dei presenti erano della Sicilia; c'era pure un gruppo di suore con lo striscione "Francescane per la pace" (erano le Stimmatine, Francescane della Penitenza e della Carita', Francescane dei Poveri, Francescane Missionarie di Maria). Una ventina di persone erano venute da Roma; altri da Taranto, da Catanzaro, Palermo, Napoli, Cosenza ecc. In mezzo al cerchio degli oranti c'era una grande fiaccola romana e due pagnotte, una bottiglia di vino e un mazzo di fiori donati dalle Parrocchie del Volto Santo e del Redentore di Salerno, durante la Messa del Giovedi' Santo a cui partecipavano un gruppo di francescane in viaggio verso Comiso. La ricchezza della partecipazione si e' espressa ancor di piu' quando sono state lette preghiere e messaggi inviati da chi non poteva esser fisicamente presente. Tra i piu' significativi vanno ricordati quelli delle Monache Trappiste di Vitorchiano, delle Suore Carmelitane Scalze di Roma, delle Figlie Missionarie di Maria, della Parrocchia S. Maria dell'Umilta' a Prato, delle Suore Stimmatine che lavorano fra i terremotati a Napoli, della Parrocchia della Trasfigurazione a Roma e il telegramma dei "Religiosi per la pace" tedeschi (Ordensleut für den Frieden) impegnati in analoga iniziativa alla base dei missili ad Hasselbach. La suora francescana americana Rosemary Lynch portava il saluto del suo Centro di Las Vegas impegnato fin dall'inizio della Quaresima in un'azione di digiuno e preghiera nel deserto del Nevada, di fronte al luogo degli esperimenti». Per una riflessione complessiva sull'esperienza della "Via Crucis" a Comiso, cfr. G. Novelli, Una testimonianza, in Per una pedagogia della pace, a cura di M. Mascia, S. Domenico di Fiesole, edizi. Cultura della pace, 1993, pp. 93-111.
[27] Ad uno dei sacerdoti organizzatori della Via Crucis fece invece recapitare una lettera con la quale esprimeva la propria piena disponibilita' ad incontrare i pacifisti, ma solo nella cappella del vescovado, per un momento di preghiera comune.
[28] Era il gruppo degli universitari (o ex universitari) cattolici di Ragusa che, fin dalla meta' degli anni '70 si era ufficialmente collocato nell'area del cosiddetto "dissenso cattolico", ponendosi nel capoluogo ibleo come punto di raccordo col piu' vasto movimento nazionale delle Comunita' di base.
[29] Il documento fu pubblicato integralmente, oltre che dal quotidiano La Sicilia (12 gennaio 1984), dal quindicinale locale Dialogo (gennaio 1984, 2); da Adista (18 gennaio 1984); da Segno (n. 46-47/1984, 92-94) e da Il Regno-documenti 7 (1984), 243-244.
[30] Malgrado che fino a quel momento don Griggio non avesse mai partecipato, ne' materialmente ne' simbolicamente, ad alcuna iniziativa pacifista, si giunse perfino a scrivere di lui che «e' diventato il capofila dell'ennesima rivolta contro i missili» e che «sull'onda del suo intervento, altri preti di Ragusa, della provincia e persino di Catania hanno successivamente sottoscritto documenti duri e manifestamente critici contro l'operato del vescovo» (cfr. M. Fumagalli, Missili in sacrestia, in «Domenica del Corriere», gennaio 1984, 37-38).
[31] Il testo integrale della lunga intervista concessa dallo scrittore siciliano al quotidiano La Sicilia il 31 dicembre 1983 faceva parte di un piu' ampio servizio sull'«Anno dei missili» comprensivo anche dell'opinione del noto giornalista americano Leo J. Wollemborg il quale, in netta opposizione alla tesi («secondo me si deve fare un discorso totale di pace: dobbiamo proporre il disarmo unilaterale») di Sciascia, sostenne la necessita' dei Cruise «piazzati in Sicilia, piu' particolarmente nell'angolo sudorientale della Sicilia». L'intervista dello scrittore siciliano ebbe uno strascico polemico con una replica di mons. Rizzo cui segui' una controreplica di L. Sciascia (cfr. La Sicilia, 3 gennaio 1984, 5; 6 gennaio 1984, 1; 14 gennaio 1984, 1).
[32] Cfr. L'Ora (Palermo), 18 gennaio 1984, 1; Segno n. 46-47/101.
[33] Cfr. La Sicilia, 13 gennaio 1984, 4; 14 gennaio 1984, 4;  24 gennaio 1984, 5.
[34] Il documento fu pubblicato sul «Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Ragusa», sett.-dic. 1983, 98-102 (cfr. anche Segno, cit., 102-105; Mondo cattolico di Sicilia, 10 febbraio 1984; Il Regno-documenti 7/'84, 244-245).
[35] Ibid., 99-100.
[36] Mons. Rizzo alludeva certamente alle basi atomiche del blocco sovietico. Tant'e' che aggiunse: «E tanto peggio se, consapevolmente o inconsapevolmente (quei campi militari) fossero usati con pretese egemoniche universali da capi fanatici che, in preda ad aberranti ideologie atee, si rivelano al mondo come figli di Belial, l'unico con cui giammai Cristo potra' raggiungere un'intesa per l'intrinseca inconciliabilita'».

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