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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

Didascalie

[37] Comitato Per Il Convegno Delle Chiese Di Sicilia, La giovane Chiesa ragusana in cammino,   cit., fasc. cit., 30-32.
[38] Questo severo giudizio spinse i pacifisti a prendere le distanze dalla classificazione delle basi atomiche proposta da mons. Rizzo nei termini ideologici della loro disponibilita' o chiusura al sevizio religioso.
[39] Nel corso degli incontri che avevano preceduto la diffusione del documento si era unanimemente sottolineato da parte dei promotori che il vasto movimento internazionale di contestazione, anche morale, ai missili nucleari rendeva l'erigenda chiesa nella base missilistica inassimilabile a tutte le altre strutture religiose presenti nei normali campi militari. A tale concetto si ispiro' anche il prof. Salvatore Dipasquale, presidente provinciale delle Acli di Ragusa, in una lettera approvata all'unanimita' dall'assemblea provinciale dei dirigenti e poi inviata al vescovo l'8 gennaio 1984. Il documento era nel complesso una replica a taluni rilievi critici rivolti alle Acli da parte di mons. Rizzo nella gia' citata intervista pubblicata nel settimanale Il Sabato: «mi dispiace che qui in Sicilia anche alcuni dirigenti di un movimento cristiano di lavoratori siano caduti nel trabocchetto pacifista con ingenuo candore, scusabile negli inesperti», rispose ricordando che «nell'impegno per la pace e contro la proliferazione degli armamenti atomici (quello che viene definito "trabocchetto pacifista") non sono presenti solo "alcuni dirigenti" siciliani delle Acli ma, fin dal primo momento e senza riserve, tutto il movimento. Non a caso e' stato il nostro presidente nazionale a consegnare, la scorsa estate, un pressante invito alla trattativa ai rappresentanti delle due superpotenze a Ginevra. E  il documento del 22 ottobre scorso e' firmato dalle Acli, assieme alla Azione cattolica italiana, all'Agesci, a Pax Christi, a CL ecc. Se siamo percio' "ingenui ed inesperti", ci troviamo in buona compagnia [...] Non possiamo accettare le ragioni che - nelle righe della stessa intervista - vengono suggerite come motivo per non aderire all'impegno pacifista. Siamo infatti profondamente convinti che testimoniare la verita' sia un dovere a cui i cristiani non possono sottrarsi per misere ragioni di tatticismo politico [...] Concordiamo senza riserve con lei che la pace non puo' essere solo assenza di guerra. Proprio per questo riteniamo aberrante - quando sono gia' disponibili armi sufficienti a distruggere molte volte il nostro pianeta - continuare nella folle corsa alla moltiplicazione degli ordigni nucleari, che sono oggettivamente superflui anche ai fini della deterrenza; essi in compenso assorbono una enorme quantita' di risorse, che meglio potrebbero essere utilizzate proprio per il riscatto dei poveri e per l'instaurazione di una vera giustizia sociale nel mondo[...]»: cfr  Segno 46-47 (1984), 94-95.
[40] Cfr. Corriere della Sera, l. c. Personalmente segnalai pure il rischio che le intenzioni pastorali del vescovo potessero confondersi e contaminarsi con il "modello di pace" portato avanti dalla Nato e di cui peraltro il comandante italiano ten. col. Giovanni Cappabianca si era gia' fatto interprete, nel corso della cerimonia della benedizione della prima pietra, sottolineando che il motivo che giustificava la permanenza dei militari in quella base era «la salvaguardia della pace». Per la cronaca della cerimonia, v. il servizio di L. Rimmaudo in «La Sicilia», 23 dicembre 1983, 5. Per i miei rilievi personali e per il giudizio espresso da altri esponenti (sacerdoti e laici) della diocesi di Ragusa, v. R. Giacomelli, Comiso, una pietra che fa discutere, in Famiglia Cristiana, 22 gennaio 1984, 50-52. Per il rischio di strumentalizzazione del gesto del vescovo da parte delle autorita' politiche e militari, cfr. anche il testo di un'altra «Lettera aperta a mons. Angelo Rizzo vescovo di Ragusa» firmata da undici sacerdoti di Catania dove, fra l'altro, si legge: «Non pensa che una struttura ecclesiale nella fabbrica di morte possa fare il gioco di chi vuol far passare senza troppi dissensi, anzi con un certo consenso, la logica della sfrenata corsa agli armamenti?» (La Sicilia, 6 gennaio 1984, 5; Segno, 46-47 [1984], 91).
[41] Per un'ampia raccolta di documenti relativi al dibattito seguito al rito di benedizione della prima pietra, cfr. il dossier Base missilistica di Comiso: la pietra dello scandalo, in «Segno», 46-47 [1984],  88-105.
[42] Commentando il gesto rituale compiuto da mons. Rizzo, F.M. Stabile espresse dei dubbi sulla possibilita' che l'imminente convegno delle chiese di Sicilia potesse affrontare in modo adeguato il problema specifico della base missilistica di Comiso senza il superamento dello «stile ecclesiastico ribadito dallo stesso vescovo di Ragusa, ma comune a tutti gli altri». Riconducendo l'operato di mons. Rizzo ad una prassi generalmente seguita da tutti i vescovi, Stabile scrisse che nonostante che si parli sempre piu' di partecipazione ecclesiale attraverso i consigli presbiterali e pastorali «questo coinvolgimento si esplica spesso su problemi innocui e, a volte, marginali [con la sistematica esclusione dei] problemi che riguardano la guerra e la pace, la presenza della mafia, i rapporti con partiti e uomini politici»  (cfr. l'Ora 18 gennaio 1984, cit; Segno, 46-47/1984, l. cit.).
[43] Allude alla relazione presentata dai delegati della diocesi iblea alla segreteria del convegno.
[44] G. Battaglia, Il contributo della chiesa ragusana al convegno delle Chiese di Sicilia, in «Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Ragusa», 2, Febbraio 1985, 43. Questo richiamo all'indifferenza delle «Chiese sorelle» trovo' un implicito riscontro nella sofferta rievocazione che di tutta quella vicenda fece qualche anno dopo lo stesso mons. Rizzo in occasione del Natale 1987: «Il Natale del 1983 si e' trasformato addirittura in un vero "Getsemani"; sono stati giorni tremendi per me: come uomo, come credente e come vescovo. Ho sofferto perfino la solitudine; ma con l'aiuto del Signore, ho fatto con serenita' quella scelta che se mi ha posto, per non poco tempo come "segno di contraddizione" anche fuori della nostra terra, non mi ha fatto mai mancare da allora una larga solidarieta' in ogni parte d'Italia» (cfr.. Il nostro Natale ... Questo Natale, in «La Provincia di Ragusa», Nov.-Dic. 1987, 22)

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