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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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[45] Per quanto riguarda quest'ultima domanda e' bene sottolineare che, all'interno della Chiesa iblea, il dibattito sui missili a Comiso fu vissuto anche come una variante di gravi e non risolti conflitti interni che gia' da vari anni avevano reso poco sereno il rapporto tra mons. Rizzo e buona parte del clero diocesano. Per fermarci ad uno degli esempi piu'  significativi e piu' clamorosi, bastera' ricordare che il 16 ottobre 1979 ben nove membri del Consiglio presbiterale diocesano (e tra questi, l'arcidiacono del capitolo della Cattedrale mons. Giovanni Corallo e l'arciprete della chiesa madre di Vittoria mons. Giuseppe Cali') si erano formalmente dimessi dal loro incarico a seguito di gravi dissensi emersi nel corso dell'ultima riunione del 2 ottobre 1979 dello stesso organismo diocesano. I firmatari della lettera precisavano che le loro dimissioni «erano state richieste dalle assemblee plenarie del clero delle rispettive zone pastorali. In sostanza i presbiteri dimissionari contestavano al vescovo: 1) di avere tradotto in termini di "imposizione" la nuova prospettiva dell'avvicendamento dei parroci che nel mese di settembre 1974 il precedente Consiglio presbiterale diocesano aveva introdotto affidandone pero' l'attuazione alla libera e spontanea dichiarazione di disponibilita' da parte dei singoli responsabili delle comunita' parrocchiali; 2) di avere ambiguamente prospettato al Consiglio, nella forma di "consultazioni" su varie nuove nomine di parroci, decisioni che di fatto erano gia' state adottate in modo definitivo. Nel verbale della seduta del 2 ottobre 1979 si legge: «La discussione divenne ben presto animata perche' buona parte dei presenti riteneva che tutto fosse gia' stato deciso e che quindi si trattava di comunicazioni e non di consultazioni [...] Il clima creatosi amplio' il discorso sui rapporti tra il vescovo, il clero, il C.Pr.D., e non si giunse a conclusioni» (cfr Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Ragusa, XXIV, 4, novembre-dicembre 1974, pp. 79-80). Quelle tensioni, che presto si inasprirono attorno alla questione specifica della nomina del parroco della Cattedrale, ebbero (nell'ultimo trimestre del 1979) un'eco anche nella stampa e nelle emittenti radiotelevisive locali: cfr il quotidiano Il Diario (edizione di Ragus): 6 ottobre, 12 ottobre, 19 ottobre, 21 ottobre, 24 ottobre, 27 ottobre, 31 ottobre (comprendente anche il testo integrale della lettera di dimissioni dei membri del Consiglio presbiterale diocesano), 1 novembre, 4 novembre, 13 dicembre, 27 dicembre.
[46] Sono note le sue riserve nei confronti di ogni progetto pastorale o educativo teso ad ampliare lo spazio della corresponsabilita' su temi delicati quali le scelte militari del Governo, la lotta alla criminalita' organizzata ecc. Questa sua chiusura e' da collegare al timore che tali iniziative potessero risolversi in un illegittimo passaggio di competenze dal vertice istituzionale alla base della comunita' dei credenti o dei semplici cittadini. Intervenendo il 2 dicembre 1983, nell'aula magna del Liceo scientifico "E. Fermi" di Ragusa, a un incontro promosso congiuntamente dall'allora ministro della Pubblica Istruzione F. Falcucci e dall'alto commissario per la lotta contro la mafia E. De Francesco, nel quadro di un programma di sensibilizzazione di tutte le scuole siciliane sul grave problema isolano, mons. Rizzo si espresse in senso nettamente contrario al motivo ispiratore di quell'iniziativa, sostenendo (alla presenza, oltre che dei due autorevoli ospiti, di presidi, docenti e studenti di tutta la provincia di Ragusa) che la lotta contro la criminalita' organizzata era di esclusiva competenza della magistratura e della polizia e che il compito della scuola era di formare non dei «mafiologi», ma dei cittadini onesti e professionalmente competenti. Con analoghe motivazioni, in occasione del 2° convegno delle chiese di Sicilia, respinse la proposta di una «pastorale organica contro la mafia» formulata in quella sede dal gesuita B. Sorge. Per il rapporto di mons. Rizzo con la politica, mi permetto di segnalare quanto ne ho scritto nel mio gia' citato articolo Chiesa e politica a Ragusa, in Pagine dal Sud, 2, Ragusa marzo-aprile 1990, 15-16.
[47] Mons. Rizzo e' torno' sul tema del "pacifismo a senso unico" anche in occasione della Guerra del Golfo. Intervenendo a Comiso ad una manifestazione  per la pace e contro la guerra organizzata dai giovani di Azione Cattolica, disse: «Il pacifismo indiscriminato, a senso unico, che combatte solo nella direzione di una parte e non tiene conto dei valori sostanziali che sono in gioco non difende la causa della pace [...] Rimarchevole e' l'atteggiamento di un certo pacifismo che ha sempre da ridire solo da una parte» (cfr La Sicilia [cronaca di Ragusa], 5 febbraio 1991, 16.
[48] In questa sede e' doveroso ricordare pure che, durante la guerra nei Balcani, mons. Rizzo ha sostenuto tutti i programmi di riconversione dell'ex base Nato di Comiso, facendosi altresi' promotore,  presso il Governo italiano, di un progetto di utilizzo di quella struttura a vantaggio dei profughi del Kosovo: cfr Lettera del Vescovo al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Interni, in  «Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Ragusa», XLIV, gennaio-maggio 1999, 1,8. Intensa e' stata poi, a seguito dell'iniziativa del vescovo, l'attivita' svolta dalla Caritas diocesana e dal volontariato cattolico a sostegno delle migliaia di profughi ospitati nella stessa ex base Nato, opportunamente ribattezzata «Peace Town» (citta' della pace): cfr Per i profughi del Kosovo - Comiso, Ibid., 3,8.

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