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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

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[49] Questi i passaggi salienti dell'intervista: «Anche ad estirpare un bubbone con un doloroso intervento chirurgico non e' detto che a breve scadenza non ne spunti un altro dal momento che il sangue e' infetto. Allora bisogna essere realisti: dobbiamo, purtroppo, abituarci a convivere coi missili. Trasferirli in altri posti o accantonarli non significa dimenticare come si fanno [...] quanti dei pacifisti che marciano per la non installazione dei missili, sono contro l'aborto?». Tali rilievi riecheggiavano le tesi gia' proposte da mons. Rizzo pochi giorni prima (4 dicembre) in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: «Alle marce per la pace i comisani in genere non partecipano. Come mai? La gente non scende in piazza perche' e' convinta che non c'e' niente da fare: comunque vada, i missili arriveranno. Poi i comisani temono di essere strumentalizzati dai partiti [...] Si tratta di marce su Comiso, e non dei comisani [...] Le marce, secondo noi, non servono a nulla [...] Io, come la maggior parte dei vescovi italiani, ritengo che, come punto di passaggio sulla strada del disarmo, la deterrenza sia legittima [...] Noi non diciamo che e' necessario convivere coi missili, ma di fatto ci sono. Se li togliessimo solo da una parte, daremmo spazio alla parte avversa, all'avversario, e questo non sarebbe giusto».
[50] «Il Papa vuole che la Chiesa italiana riprenda con decisione una funzione di guida verso la coscienza della nazione, che sia presente con energia nella societa' [...] Anche Craxi e' interessato a risolvere in tempi brevi il problema del Concordato. Una Chiesa che ha piu' incidenza diretta nella societa', che parla di piu' in prima persona e' anche una Chiesa che ha meno la tentazione di negarsi ad una parte politica e si rivolge con piu' convinzione a tutte le componenti della societa'. Un concordato concluso da un governo a presidenza socialista misurerebbe in modo piu' chiaro un'accettazione cordiale anche da parte dei laici della regolazione dei rapporti fra Stato e Chiesa in Italia e metterebbe l'accordo al riparo da contestazioni strumentali, mentre d'altro canto servirebbe a Craxi per mostrare che il suo disegno politico non e' rivolto contro la Chiesa e lo aiuterebbe a ridimensionare una certa immagine permissivista ed anticattolica che il suo partito si e' guadagNato in occasione dei referendum sul divorzio e sull'aborto».
[51] Cfr. Cronaca Contemporanea. Vita della Chiesa, in «La  Civilta' Cattolica», 1984, I, 268. L'accordo fu reso possibile dalla decisione del Congresso (firmata dal presidente Reagan, malgrado l'opposizione di taluni ambienti massimalisti americani) di abrogare una legge vecchia di 117 anni la quale vietava al governo federale ogni stanziamento di fondi per il mantenimento di una rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede.
[52] Wilson era stato da tre anni rappresentante personale del presidente Reagan presso la Santa Sede. Al suo arrivo all'aeroporto di Fiumicino dichiaro': «a mio giudizio, la nomina di un nunzio apostolico a Washington e di un ambasciatore americano presso il Vaticano rappresentano un fatto positivo perche' tutto cio' offre la possibilita' agli Stati Uniti e alla Santa Sede di avere tra loro due canali di informazione rapidi ed efficienti» (cfr. La Sicilia, 14 gennaio 1984,  2).
[53] Per il testo dell'accordo, per i suoi antecedenti storici e per le prospettive aperte dal nuovo Concordato, cfr. in «La Civilta' Cattolica», 1984 , I, Editoriale, Il Concordato tra la Chiesa e lo Stato ieri e oggi (417-435); Documento, Accordo di revisione del Concordato Lateranense (470-478); F. Lombardi, I nuovi rapporti Chiesa e lo Stato in Italia (479-494).
[54] Il 17 giugno 1982 il Banco Ambrosiano era stato posto in liquidazione coatta. Il giorno successivo fu trovato impiccato a Londra Roberto Calvi sotto il Balckfrias Bridge. Per uno sguardo d'insieme su tutta quella vicenda, cfr. F. Lombardi, Il caso «Banco Ambrosiano-Ior» in «La Civilta' Cattolica», 1982, IV, 588-600.
[55] E' impensabile infatti che su un argomento cosi' delicato non sia stata impartita a mons. Rizzo alcuna direttiva da parte della Santa Sede, della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana e della Presidenza della Conferenza Episcopale Siciliana il cui "silenzio" ufficiale fu sostanzialmente congruente ai principî generali piu' volte enunciati dal vescovo di Ragusa. Peraltro, e' da ricordare che il progetto relativo alla costruzione della chiesa nella base nucleare di Comiso fu fatto proprio (e forse preliminarmente autorizzato) anche da mons. Gaetano Bonicelli, all'epoca ordinario militare il quale, concelebrando assieme a mons. Rizzo in quella medesima chiesa, dichiaro' pubblicamente di condividere senza riserve le analisi e le motivazioni pastorali del vescovo di Ragusa. Per la verita', nell'ambito dell'episcopato ci fu pure qualche espressione di dissenso, raccolta in privato da me e da altri sacerdoti della diocesi di Ragusa, ma riguardo' non la linea generale, bensi' taluni interventi particolari non concordati con gli altri vescovi (come ad esempio l'eccessiva "ufficialita'" della presenza di mons. Rizzo alla cerimonia della posa della prima pietra) che furono giudicati non opportuni in relazione al contesto culturale ed emotivo del vivace dibattito di quegli anni.

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