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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

Didascalie

[65] A proposito della dimensione ideologica della cosiddetta "guerra fredda", scrivono ancora i vescovi americani di «Pax Christi»: «Nel 1998 il contesto globale e' notevolmente diverso da quello di alcuni anni fa. Durante tutta la "guerra fredda" l'arsenale nucleare venne sviluppato e mantenuto come ultimo baluardo, in un conflitto ideologico che oppose quelle che erano considerate due forze storiche contrapposte - capitalismo in Occidente e comunismo in Oriente. L'ampiezza di questo conflitto era determinata dalla reciproca esclusivita' di entrambe le ideologie. Le armi nucleari e la politica della "Sicura Mutua Distruzione" vennero accettate, come il contesto inevitabile di quella particolare contrapposizione. Oggi l'Unione Sovietica non esiste piu'. Gli Stati Uniti stanno ora aiutando la democratica Federazione Russa a smantellare quelle armi nucleari che fino a poco tempo fa erano schierate per distruggerci. Eppure, le armi accumulate per tutta la durata della "Guerra fredda" sono sopravvissute a quel periodo storico, e sono in cerca oggi di nuove giustificazioni e nuove missioni da compiere».
[66] Solo a partire dal 2 gennaio 1984, in un'intervista al settimanale americano Time,  R. Reagan affermo' di volere rinunciare definitivamente a tale espressione al fine di contribuire personalmente al processo di distensione internazionale anche attraverso l'uso di un linguaggio piu' morbido (cfr. G. Rulli, Le speranze di Stoccolma, in «La Civilta' Cattolica», 1984, I, 497-498). Sul peso determinante esercitato dal fondamentalismo evangelico in relazione al successo elettorale di Reagan, si veda il dossier dell'«Eurispes»: Reagan, La nuova Destra e l'America degli anni '80 e, in particolare, il capitolo quarto La "Grande Crociata": fondamentalismo evangelico e conservatorismo radicale (testo disponibile sul sito internet dell'«Eurispes»).
[67] Nella gia' citata intervista al Corriere della Sera, mons. Rizzo affermo': «Ma le marce, secondo noi, non servono a nulla. Sul problema dei missili, anche qui a Comiso e' in atto uno scontro politico, ma la gente resta alla finestra». Nel gia' citato discorso del 16 dicembre 1982, rifacendosi agli stessi concetti, aveva rigettato la «prospettiva politica delle agitazioni di piazza» (Comitato Per Il Convegno Delle Chiese Di Sicilia, La giovane Chiesa ragusana in cammino, cit., fasc. cit., 29). Il brano di mons. Bello e' tratto dal messaggio inviato al 1° convegno di «Pax Christi Sud»  svoltosi a Gallipoli nel 1983 (cfr. Adista,  12-13-14 dicembre 1983,  10). Per il testo integrale del messaggio del card. Pappalardo ai sindacati confederali e alle Acli, cfr. Segno, n. 28/1981, 54-55. Sulla stessa linea di pensiero enunciata da mons. Bello e dal card. Pappalardo si collocarono il vescovi mons. Dante Bernini e Luigi Bettazzi. Da ricordare e' pure la riuscita marcia per la pace che si svolse a Milano alla fine anno 1982 «sotto la presidenza del card. C. M. Martini e con la presenza di dieci vescovi e di diecimila persone» (G. Novelli, La Chiesa Cattolica italiana e il movimento per la pace, in Segno, n. 44-45, 78).
[68] Mons. Giovanni Battaglia, che e' stato parroco della parrocchia Maria SS. Annunziata dal 1963 al mese di ottobre del 1983, scrive che la festa della Pace della Pasqua 1983 «registro' una folla oceanica» (Cfr. Pietre vive - Pagine antologiche sull'Annunziata di Comiso, a cura di G. Battaglia, Ragusa, s.e., 1998, 137-141). Nel volume e' stato riprodotto il testo integrale del messaggio che fu trasmesso a tutte le agenzie di stampa, alle radio e televisioni pubbliche e private. Nel documento si coglie il programma pedagogico della Comunita' tutto orientato alla costruzione della pace attraverso la valorizzazione delle espressioni tipiche della religiosita' popolare e della cultura del popolo comisano. Fu proprio mons. Battaglia a dare, il venerdi' santo del 1983, il cordiale benvenuto nella chiesa dell'Annunziata ai pacifisti convenuti a Comiso per la prima Via Crucis. 
[69] Corriere della Sera, cit. Appare evidente anche su questo punto la presenza di un'insanabile contraddizione logica: da una parte si affermava che il problema dei missili a Comiso era, nella sua radice, internazionale, e di conseguenza occorreva marciare non a Comiso ma verso Ginevra o Bruxelles e, dall'altra, si tendeva ad inquadrare il medesimo problema in una dimensione regionale, se non addirittura locale, sostenendo che i soggetti piu' idonei a interpretare in modo autentico il significato dei missili in Sicilia erano non i pacifisti che «calavano dal Nord», bensi' i cittadini comisani.
[70] Cfr. Il Sabato,  10-16 dicembre 1983, cit. (cfr.  La Sicilia, 31 dicembre 1983, l. cit.).
[71] Cfr. Ibid.
[72] Su questo punto L.  Sciascia espresse un giudizio analogo a quello dei pacifisti. Nella sopracitata intervista si legge: «La cosa terribile e' che stanno installando questi missili in una zona che era tra le piu' assestate economicamente dell'isola. Ci sara' uno sconvolgimento dell'economia».

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