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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

Didascalie

[73] Segno n. 36/1982, 110. Nel corso del gia' citato intervento del 16 dicembre aveva apertamente dichiarato: «Non ho temuto di prendere, piu' volte e con chiarezza, posizione a difesa di questa citta' continuamente calpestata dal movimento dei piedi dei marciatori per chiederne il rispetto alle sue tradizioni di serena e semplice laboriosita'» (cfr. Comitato Per Il Convegno Delle Chiese Di Sicilia, La giovane Chiesa ragusana in cammino, cit., 29, l. c.).
[74] Ibid., 110-111.
[75] Per quanto riguarda la partecipazione dei cattolici si tento' di sminuirne la consistenza numerica riconducendola all'iniziativa di pochi gruppi e di "piccole frange" del clero o di laici aderenti a movimenti non allineati sulle posizioni ufficiali della gerarchia. Al contrario, le fonti documentano la partecipazione anche di qualificati gruppi cattolici, di movimenti e di autorevoli esponenti di ordini religiosi maschili e femminili. Per un'analisi critica della ricorrente accusa di "strumentalizzazione" rivolta ai pacifisti cattolici, v. P. Boldrini, Religiosi e suore: la difficile via della testimonianza, in Segno, 44-45/1983, 81-86.
[76] Tra gli studi piu' accurati sull'argomento e' da ricordare soprattutto quello di J. Barron, Manipolatori di pace, in Selezione dal Reader's Digest, novembre 1982, 188-222.
[77] Cfr. F. Giovannini, Le spie rosse - Da Richard Sorge a Kim Philby e Mish Wolf, Edizioni Datanews, Roma 1999, 131.
[78] cfr. Quotidiano.net, cit.
[79] Il settimanale Il Sabato (29 ottobre 1983)  assimilo' al Pci indiscriminatamente tutti i partecipanti alla manifestazione del 22 ottobre 1983.  Di diverso avviso fu il settimanale democristiano La Discussione (31 ottobre 1983, 11) secondo il quale «anche a Roma e' cresciuta la partecipazione ideologica e non comunista e la presenza di cattolici». Sull'argomento intervenne, piu' volte e con giudizi piu' pacati, La Civilta' Cattolica. G. Rulli, dopo avere definito «gratuita e senza prove» l'accusa spesso rivolta ai pacifisti cattolici «di essere in collusione con i marxisti e d'identificarsi con la loro ideologia», affermo' che «non sembra corrispondere a verita' che i cattolici e i cristiani in generale si siano lasciati trascinare su posizioni di parte» (cfr. G. Rulli, Natura e attivita' dei movimenti pacifisti, in «La Civilta' Cattolica», 1983, II, 294-302; per il passo citato, cfr. I cristiani e il pacifismo, 297-298).  Nel gia' citato articolo di F. Lombardi si legge che dall'ovvio assunto che "marciare non basta" «non segue che non si debba, o almeno non si possa utilmente marciare» (F. Lombardi, i nodi della politica ..., cit., 599). Lo stesso autore riporto' quanto P. G. Liverani aveva scritto su Avvenire (23 ottobre 1983) a commento della grande manifestazione romana: «la manifestazione nel suo insieme esprimeva una carica di speranza che non contraddice la speranza cristiana e di cui non e' possibile non tenere conto». Mettendo infine in risalto la specificita' della partecipazione dei cristiani alle marce per la pace, F. Lombardi sostenne che «e' sempre meno facile pensare e dire che sono del tutto strumentalizzabili dal partito comunista» ( Ibid., 600). A proposito delle manifestazioni di massa degli anni 1981-1982, J. Joblin scrisse: «In ogni Paese si raccolsero centinaia di migliaia di persone, e le "marce della pace" ebbero una parte importante nella diffusione dell'idea pacifista. Questi vasti assembramenti collettivi costituirono autentiche liturgie, dove i partecipanti potevano sentire di non essere soli ma parte d'un popolo, la cui forza stava nell'unione. Furono occasione di un'esperienza che confina col religioso, in quanto le "marce" contribuirono a conferire un valore trascendente all'impegno personale per la pace: ogni dimostrante veniva quasi a fondersi in un movimento d'insieme, contribuendo cosi' - per quanto stava in lui - al successo d'una causa, che richiede tutto da chi vi aderisce» (J. Joblin, L'evoluzione storica dei movimenti per la pace, cit., 342). Per una riflessione complessiva sui risvolti religiosi e morali del problema degli euromissili e per una breve cronistoria della partecipazione dei cattolici italiani al movimento per la pace, cfr. S. Ceccanti, Euromissili: una sfida per la coscienza cristiana, in «Segno», n. 44-45/1983, 65-74;  G. Novelli, La Chiesa cattolica italiana e il movimento per la pace, Ibid, 75-80.
[80] Ne ho avuto notizia personalmente, conversando nel 1994 proprio davanti alla «Getsemanikirche» con alcuni dei leaders del movimento.
[81] Non e' casuale che i due modelli non siano mai confluiti in un'unica e superiore espressione liturgica e che - nonostante l'ipotesi, incidentalmente e astrattamente formulata da mons. Rizzo, di una linea spirituale che, a suo parere, avrebbe potuto unire i due gruppi - di fatto il vescovo stesso si rifiuto' in modo sistematico di pregare assieme ai «pacifisti credenti e sinceri che sostavano dietro le mura di cinta del campo», e questi da parte loro non vollero mai (neppure idealmente) intrecciare la propria invocazione con quella di chi aveva accettato di pregare all'interno della base militare. Insomma, la scelta del "luogo della preghiera" non fu un fatto contingente o marginale, ma servi' a dare visibilita' al diverso giudizio che ognuno dei due soggetti aveva formulato non solo sulla legittimita' politica e morale del  «campo» nel suo insieme, ma - di conseguenza -  anche sull'" ortodossia" del rito liturgico che veniva celebrato sull'opposto versante spirituale.

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