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Pagine di Pace

Chiesa e movimento per la pace a Comiso

MARIO PAVONE, Docente di Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione nell'Istituto Superiore "G.B. Vico" di Ragusa e Parroco della Chiesa "Pio X" di Ragusa

1. Gli avvenimenti

1.1. L'aeroporto «Vincenzo Magliocco» di Comiso fu voluto personalmente da Mussolini, nel quadro del programma fascista i militarizzazione della Sicilia, come punto strategico necessario al controllo della base inglese di Malta e come avamposto del piano imperialista di espansione sul Mediterraneo e verso il Nord - Africa. Il relativo disegno di legge, presentato dallo stesso Mussolini l'8 marzo 1937, venne subito approvato dalla Camera dei Deputati. I lavori di costruzione ebbero inizio immediatamente e furono ultimati nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Il progetto era dunque tutto italiano, ma fu reso operativo dalle truppe tedesche. Al riguardo, scrive L. Rimmaudo che «se il Fascismo comprese la rilevanza strategica di Comiso e della Sicilia, furono soprattutto i tedeschi ad utilizzare il "Magliocco" per bombardare Malta con i loro Stukas e per appoggiare le operazioni nazi-fasciste in Nord-Africa. Nel gennaio '41, a guerra da poco scoppiata, il Decimo Corpo tedesco da bombardamento e sei batterie contraeree flak da 88 millimetri si insediarono a Comiso. Da Comiso partirono tutte le incursioni su Malta e contro i convogli inglesi in navigazione nel Canale di Sicilia».[1] L'11 luglio 1943, dopo due terribili incursioni (17 maggio e 17 giugno) che avevano raso al suolo l'aeroporto e provocato in citta' decine di morti e feriti, i reparti della 45a Divisione corazzata americana entrarono a Comiso ed espugnarono il «Magliocco».
Nel 1965, sull'onda del boom economico e del diffuso ottimismo che segnarono tutto quel decennio, l'aeroporto fu riaperto al traffico e restituito all'uso civile come luogo di transito pacifico e base di rilancio dell'economia iblea.[2] Nel 1972 il «Magliocco» venne richiuso e lasciato incustodito per molti anni. Il sogno degli anni '60 sembro' poi dissolversi definitivamente l'8 agosto 1981 quando il Consiglio dei Ministri presieduto da Giovanni Spadolini decise l'installazione a Comiso di 112 missili a testata nucleare in ottemperanza alla risoluzione del Parlamento il quale il 6 dicembre 1979 aveva impegnato l'Italia ad aderire al programma missilistico della NATO. Pochi giorni dopo (12 dicembre) il Consiglio Atlantico, riunitosi a Bruxelles, aveva deliberato di dispiegare 572 missili nucleari a media gittata (Pershing e Cruise) in cinque paesi dell'Europa occidentale (Olanda, Gran Bretagna, Germania, Belgio e Italia), contestualmente alla progressione dei negoziati sul controllo degli armamenti a medio raggio con l'Unione Sovietica, sulla base del cosiddetto "approccio a due binari" gia' precedentemente concordato nel corso di un incontro che si era svolto alla Guadalupa tra i rappresentanti dei governi statunitense, tedesco, inglese e francese. Quella formula era stata suggerita dal cancelliere tedesco Helmut Schmidt il quale, durante una conferenza a Londra nell'ottobre 1977, aveva affermato: «Una limitazione delle armi strategiche che riguardi solo gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica costituira' inevitabilmente una minaccia per la sicurezza dei membri dell'Europa occidentale dell'Alleanza di fronte alla superiorita' militare sovietica in Europa, se non riusciremo ad eliminare le disparita' tra le potenze militari in Europa, in parallelo con i negoziati Salt». Per quanto riguarda Comiso, l'installazione dei «Cruise» venne approvata definitivamente dal Parlamento italiano, sotto il governo Craxi, il 16 novembre 1983.

1.2. La corsa al riarmo, suggerita - piu' che da motivi razionali - dalla paura reciproca dei blocchi, fu interpretata dall'opinione pubblica mondiale come preludio ad una possibile guerra nucleare che avrebbe colpito immediatamente l'Europa, trasformando il vecchio continente in un teatro esclusivo di scontro tra due superpotenze (Stati Uniti e Unione Sovietica) non direttamente coinvolte e come tali meno responsabilmente impegnate sulla linea della ricerca di una soluzione pacifica del conflitto. Quella percezione iniziale, poi confermata da numerose e autorevoli analisi politiche e scientifiche, diede respiro e vigore nuovi ai movimenti per la pace.[3] Nel 1981 si riuni' per la prima volta la Convenzione «End» (European Nuclear Disarmament) statutariamente orientata contro ogni progetto di militarizzazione nucleare dell'Europa. Le manifestazioni per la pace (dibattiti, convegni, petizioni, marce, ecc.) che ne seguirono furono imponenti. Per dare un'idea dell'ampiezza e della progressione del fenomeno puo' essere utile trascrivere le cifre riportate all'interno di una piu' ampia nota recentemente diffusa da una fonte "insospettabile", perche' politicamente e ideologicamente non favorevole al movimento: "
Se a fine '79 le dimostrazioni non contavano piu' di 20-30mila manifestanti, a fine '80 le cifre raggiungevano ormai le 80-100mila persone. E a fine '81 si arrivava a 400mila ad Amsterdam, 350mila a Bonn, 250mila a Bruxelles, 250mila a Londra, 100mila a Copenaghen. Record a Roma, con mezzo milione di persone[...] poi venne il dicembre '83, e a Roma i dimostranti passarono a 600mila".[4]
In Italia il movimento assunse il carattere di una vasta e spontanea aggregazione dove in breve tempo confluirono intere forze politiche (laiche e di sinistra), gruppi e associazioni culturali e religiose (cattoliche e protestanti) che rappresentavano esperienze e appartenenze molto diverse: Acli, Arci, Pax Christi, sindacati, parrocchie, comunita' evangeliche, organizzazioni non-violente, ambientalisti, obiettori di coscienza, ecc. Non si tratto' di una reazione scomposta ed emotiva, come dall'opposta sponda religiosa e politica si tento' di insinuare. Le manifestazioni di massa furono precedute ed accompagnate, per fermarci all'ambito cattolico, da impegnativi momenti di riflessione teologica e politica che contribuirono a dotare il movimento di un solido quadro teorico di riferimento. Fin dal 1979 la rivista Segno di Palermo ospito' un primo dossier sul tema Per la pace e il disarmo, contro l'installazione degli euromissili (comprendente - oltre ad alcuni interventi di E. Chiavacci, R. La Valle, M. Agnes, mons. Luigi Bettazzi, varie associazioni cattoliche - anche l'importante documento della Santa Sede sul disarmo generale del 3 giugno 1976).[5]

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