Inizio Pagina

Stampa questa pagina

Paginedipace

Il lamento della Pace

"Se gli uomini mortali mi voltassero la faccia, mi espellessero e respingessero pur ingiustamente ma con loro profitto, mi affliggerei soltanto dell'oltraggio a me inflitto e del torto da loro commesso.
Sennonche', respingendomi, essi rimuovono da se' la sorgente di ogni umana felicita' e si attirano la marea di tutte le sventure. E allora devo compiangere piú l'infelicita' loro che il mio oltraggio, e mentre avrei preferito soltanto l'inveire, mi trovo invece spinta ad affliggermi della loro sorte e a provarne compassione.

Colui che scaccia chiunque l'ami mostra di non essere un uomo; se avversa un benefattore, e' un ingrato; se affligge la madre e salvatrice universale, e' un empio. E poi, privarsi dei tanti, eccellenti vantaggi di cui sono portatrice, sostituendoli di proposito con l'idra repellente di tutti i guai, non e' suprema, lampante follia? Contro gli scellerati ci si adira, ma i travolti dalla furia possono essere solo compianti.

E sommo motivo per compiangerli e' il vedere che non si compiangono da se'; la loro somma sventura e' non avvertire quanto siano sventurati, giacche' il riconoscimento della gravita' del proprio male e' gia' un primo passo verso la guarigione.
E invero, se io sono la Pace, esaltata all'unisono da dei e uomini come sorgente, genitrice, nutrice, promotrice, tutrice di ogni bene esistente in cielo o in terra, e se in mia assenza nulla mai fiorisce, e' saldo, puro, santo, piacevole per gli uomini e gradito ai superi, mentre la guerra viceversa si presenta come l'oceano di tutte le sventure esistenti al mondo; se la sua corruzione fa imputridire immediatamente ogni rigoglio, dileguare ogni progresso, crollare ogni sostegno, svanire ogni buon inizio, inacidire ogni dolcezza, e infine se essa e' cosa tanto empia da contagiare all'istante e in sommo grado ogni sentimento di carita' e di religione; se questa e' la maggior sventura umana e il maggior abominio divino: ebbene, io allora mi chiedo in nome dell'immortale divinita': chi puo' ritenere che costoro siano esseri umani ed abbiano un briciolo di senno, quando a dispetto delle mie virtú si adoperano con tanti mezzi, tanta ostinazione, tante macchinazioni, tante astuzie, tanti affanni, tanti rischi a scacciarmi, per acquistare a cosí caro prezzo un tale profluvio di mali?"

(Erasmo da Rotterdam, Il lamento della Pace, Einaudi, Torino, 1990)


Aggiungi questo link su:

  • Segnala via e-mail
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su OKNOtizie
  • Condividi su del.icio.us
  • Condividi su digg.com
  • Condividi su Yahoo
  • Condividi su Technorati
  • Condividi su Badzu
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su Windows Live
  • Condividi su MySpace
Torna a inizio pagina