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Scuola della Pace e della Solidarieta' "Saro Digrandi"

Chi era Saro

In ricordo di un amico

Nel ricordare Saro, amico carissimo, a cui si e' voluto e si vuole un bene immenso, bisogna evitare di correre il rischio di idealizzarlo, di farne " un santino", perche' si farebbe, innanzitutto, un torto a lui, assolutamente alieno da protagonismi e da adulazioni.
Saro, infatti, ha incarnato uno stile di vita, caratterizzato dalla semplicita', dalla modestia, dall'onesta', dalla mitezza,dalla sobrieta', dalla condivisione, dalla tolleranza, nella normalita' della vita quotidiana, segnata, anche, da difficolta', da momenti di stanchezza, di dubbio e di crisi.
A partire da questo vissuto, pero', ci ha testimoniato, in modo chiaro,che e' possibile, in una societa' in cui prevale la logica dell'avere, del potere, del piu' forte, del piu' veloce, del piu' alto, vivere una prassi alternativa, espressa dalla logica del'essere, del piu' lento, del piu' profondo, del piu' dolce, del primato dell'altro.
Ed e' questa dimensione di fondo, che ha fatto di Saro un costante testimone ed operatore di pace nella propria vita, nella propria famiglia, nelle relazioni con gli amici e con gli altri, nei suoi impegni di cristiano, di cittadino, di docente, di uomo politico, di dirigente dell'Avis. Per cui l'impegno e la passione per la pace e per la giustizia possono essere considerati le linee-guida del suo cammino e delle sue scelte.
Egli, ad esempio, negli anni 80 e' stato in prima fila nella lotta contro l'installazione dei missili a Comiso e nel praticare l'accoglienza ai tanti pacifisti provenienti da diverse parti del mondo ed e' stato, tra i principali animatori del Convegno " Invece dei missili", tenutosi a Ragusa, nel maggio dell'82 e delle diverse "via crucis della pace" aventi carattere nazionale.
Da assessore provinciale e comunale alla Pubblica Istruzione e alla Solidarieta' ha promosso iniziative e incontri riguardanti i problemi della pace, dell'accoglienza agli immigrati, della solidarieta' in generale.
A questo proposito e' sufficiente ricordare il seminario, di altissimo livello, sull'educazione alla pace, tenutosi a Kamarina, avente come tema " La pace s'impara" ed il convegno sul fenomeno immigratorio straniero in provincia di Ragusa dal titolo significativo " L'immigrato in mezzo a noi: Conoscersi per accogliersi.
Durante la guerra nella ex Jugoslavia e' stato tra i promotori nell'ospitare famiglie di profughi a Ragusa; e' stato tra i fondatori del Centro di Educazione alla pace e del punto pace di Pax Christi di Ragusa e si e' adoperato per l'apertura nella nostra citta' di una bottega del " Commercio equo e solidale".
Costanti e preziosi sono stati, inoltre, la sua presenza e il suo impegno nel promuovere iniziative e momenti vari di riflessione e di incontro sui temi della solidarieta', della pace, della giustizia, della nonviolenza, dei rapporti Nord-Sud.
Colpito dalla malattia, ha continuato ad operare in questo senso e a fornire il suo contributo essenziale, sollecitando fortemente la costituzione, a livello cittadino, di una scuola della pace, adesso a lui dedicata.
Ed e' per questo che noi suoi amici, che avvertiamo fortemente la mancanza di Saro, uomo semplice, mite, onesto, serio, intelligente, fedele e sempre disponibile, possiamo testimoniare che egli ha speso gran parte della sua vita a progettare e costruire sentieri e ponti di pace.
Oggi ci sentiamo, come i discepoli di Emmaus, desolati e sconfortati per la perdita dell'amico e del maestro.
Pero', anche noi, in questi giorni , lungo le strade che percorriamo e nei luoghi dove ci troviamo, avvertiamo sempre piu' di essere affiancati dalla presenza affettuosa e consolatrice di Saro, che ci fa aprire gli occhi, per assicurarci che la pietra tombale non e' l'ultimo atto della vita umana e che lui continua a vivere in noi, insieme a noi, in cio'che ha amato e in cio' in cui ha scommesso tutto se stesso, e ci invita, con forza profetica, a percorrere senza tentennamenti, il sentiero che ci ha indicato con la sua testimonianza di vita, nel modo come ha affrontato la malattia e la morte, nella sua lettera-testamento" a vivere la vita con piu' intensita'; a rallentare la corsa; a vivere la fraternita'; a recuperare la capacita' di investire, in modo prioritario, per la creazione di rapporti piu' veri, piu' sinceri, piu' autentici; a rivedere il rapporto con l'altro, soprattutto con chi e' diverso da noi; a vivere la vita con saggezza, discernimento e sobrieta', ad assumere il dolore, la sofferenza e la morte come orizzonte della nostra vita; a vivere per alleviare il dolore del mondo, anziche' incrementarlo." Grazie Saro, per la tua testimonianza, per l'amicizia che ci hai dato che per molti di noi e' stata e sara' " Un balsamo, una sicura protezione, una gioia incommensurabile."
Noi tuoi amici ti esprimiamo, pubblicamente, la nostra immensa gratitudine e ti assicuriamo che continuerai ad essere sempre per noi una pietra miliare, un punto e un faro essenziale di riferimento.

Pietro Giovanni Brugaletta

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