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Scuola della Pace e della Solidarieta' "Saro Digrandi"

Chi era Saro

Saro Di Grandi Educatore

J. J. Rousseau, nell'Emilio, ha scritto: voglio che il mio allievo non diventi un giurista o un letterato, un dotto o una persona di successo, ma un uomo consapevole dei suoi doveri e dei suoi diritti.
Essere un uomo e' il dovere imprescindibile di ognuno e costituisce la competenza primaria di un insegnante.
Tramite l'educazione, le generazioni diventano eredi del capitale consolidato della specie umana, di cio' che nella storia ha costruito sistemi solidali di vita collettiva ricchi di ulteriori possibilita', e vengono preparate ad affrontare le sfide che minacciano il progresso integrale e la convivenza pacifica dell'umanita'.
E' educatore chi ha un senso della vita e si impegna a testimoniarlo e a trasmetterlo.
Saro Di Grandi ha scelto per queste ragioni di essere educatore e, in tutte le forme che ha assunto la sua attivita', e' stato essenzialmente un educatore.
Il lavoro di Saro nel volontariato, nella politica, nella pace (nel periodo dei missili a Comiso e' stato punto di riferimento delle manifestazioni pacifiste e al centro dell'organizzazione per l'accoglienze alle persone che vi partecipavano) non era alternativo o parallelo a quello di educatore a scuola.
E' insegnante-educatore chi e' uomo del suo tempo, non si chiude nella scuola e nella sua disciplina; chi sa leggere i pericoli, i valori, i bisogni emergenti; chi, istruendo, mira non solo a trasmettere abilita' strumentali, ma anche a formare un uomo maturo, flessibile, creativo, armonicamente sviluppato nell'intelligenza, nelle capacita' relazionali e nel carattere, responsabile di se' e del mondo; chi diviene compagno di viaggio di ogni alunno, e' in grado di creare incontri umani, di condurre al superamento delle chiusure e dei pregiudizi, ma, anche, chi a' capace di affrontare i suoi problemi e dare buona prova di se' nella sua famiglia.
Saro, a scuola, e' stato educatore efficace ed amato dai suoi alunni, perche' educatore della citta' e punto di riferimento per le sue scelte esistenziali. L'insegnamento, la didattica, l'attivita' scolastica di Saro sono stati vigorosamente alimentati dai suoi impegni pubblici, che gli conferivano uno stimolante respiro di attualita', ma, a loro volta, creavano, tramite la formazione delle coscienze, le condizioni che alimentano il rinnovamento democratico.
Le ragioni e il modo di essere educatore spiegano gli ultimi mesi della sua vita.
Saro ha vissuto la sua malattia con forza e serenita' d'animo, conservando il suo atteggiamento dolce ed affettuoso, sottoponendosi alle cure con coraggio, non arrendendosi al male che lo attaccava irresistibilmente, continuando ad insegnare, sino a quando non glielo hanno impedito la radioterapia, cui dovette sottoporsi dal lunedi' al venerdi', e l'aggravarsi delle sue condizioni. Saro, gravemente ammalato, ha continuato a seguire con la partecipazione di sempre la complessa situazione della politica italiana, gli avvenimenti internazionali, la tragedia dell'Africa, dell'Iraq e del popolo palestinese, a vedere nella pace lo strumento di soluzione dei conflitti, a donare alla sua famiglia, ai suoi alunni, agli amici, a quanti incontrava la capacita' di attenzione umana che lo caratterizzava.
La Giunta Comunale di Ragusa ha indicato Saro, in un manifesto pubblico, come uno dei migliori figli della Citta', ha convocato un consiglio comunale aperto alla cittadinanza, per commemorarne la figura, ha intitolato al suo nome la nascente Scuola della pace e della solidarieta'.
Tranne per il caso di Padre Giovanni Tumino (di cui Saro era stato affettuoso amico), il missionario ragusano morto a Bukavu, in Africa, mentre organizzava l'assistenza ai profughi durante la guerra dei Grandi Laghi, a Ragusa non era mai avvenuto che in Consiglio Comunale si commemorasse un cittadino principalmente per il suo impegno civico ed il carattere morale e pedagogico della sua figura.
La straordinaria partecipazione di gente al suo funerale, le iniziative della Giunta Comunale, il risalto  che la stampa e le televisioni locali hanno dato alla sua testimonianza di vita indicano che Saro e' stato percepito, da credenti e non credenti, dai singoli e dalle istituzioni, come maestro di vita per la sua coerenza morale, il suo impegno costante la' dove si presentavano problemi e bisogni, per la sua logica dell'essere, del dono, del servizio, dell'accoglienza, della fraternita', per l'incapacita' di scendere a  compromessi nella vita politica e la disponibilita' a cercare, tramite il dialogo sincero, le collaborazioni e le intese possibili, l'incontro con l'umanita' profonda di chi si muove su prospettive differenti.
Come educatore, Saro riteneva che l'unica discriminazione legittima fosse verso gli alunni in difficolta', ai quali la scuola deve particolare cura e protezione. Come politico si era impegnato a porre il primato dei deboli al centro degli interessi comuni.
Egli era convinto che gli indicatori della qualita' di un'istituzione e della civilta' di un popolo siano da ricercare nella protezione garantita alle persone e alle classi sociali che vivono condizioni di disagio.
Nell'attenzione e nella risonanza, suscitata dalla sua testimonianza di vita, e' anche evidente che le scelte e le modalita' di vita di Saro sono valori che riescono a destare interesse, a radunare nell'impegno per la pace, la giustizia e l'esercizio di una responsabilita' collettiva gli uomini piu' diversi.
Esse, adesso, a tutti noi, che gli siamo grati per quanto ci ha donato, alla Citta', che lo ha riconosciuto "come uomo giusto e instancabile operatore di pace", indicano, ancora piu' chiaramente, la direzione del cammino.

Giovanni Firrito

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