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Scuola della Pace e della Solidarieta' "Saro Digrandi"

Chi era Saro

Il mio ricordo di Saro Di Grandi

Sono contento di poter ricordare Saro, e di farlo non solo a titolo personale ma come sindaco di Ragusa. Con la sua vita e la sua morte Saro Di Grandi ha lasciato alla nostra Citta' un'eredita' bella e pulita.. Con la sua vita, per essere stato un educatore rispettoso; un amministratore onesto, competente e coerente; un volontario generoso; un operatore di pace profetico. Con la sua morte e il suo calvario, per avere testimoniato una forza interiore straordinaria, capace di individuare percorsi di speranza dentro il dolore e oltre il dolore.

Quando Saro e' morto, tutti i consiglieri comunali, a prescindere dal loro colore politico, mi hanno chiesto di poterlo commemorare in un Consiglio Comunale straordinario, perché Saro e' riconosciuto da tutti patrimonio dell'intera citta', come uno dei suoi figli migliori. Cio' e' dovuto a diverse motivazioni.

Anzitutto, al fatto che ha creduto pienamente nella laicita' della politica. Laicita' intesa come valore, che sa difendere fino in fondo il diritto di ciascuno a essere se stesso, che considera la diversita' una ricchezza, che crede nella cultura della relazione e dell'ascolto, che cerca cio' che unisce. La preoccupazione di Saro non era quella di convincere o di "convertire", ma quella di testimoniare affetto e rispetto, difendendo con forza il diritto di ciascuno a esprimere il suo frammento di verita', senza rinunciare a esporre con delicatezza e determinazione anche il proprio punto di vista. Una lezione di intelligenza, forza ed umilta', quella testimoniata da Saro Di Grandi.

Conservo come perla preziosa l'augurio di Saro per la mia elezione a sindaco : "il contributo che dobbiamo dare a questa citta' e' di mettere con umilta' a disposizione le nostre "storie" nel difficile tentativo di ridare alla politica la sua dignita' nelle problematiche condizioni di questo presente ... la tua, la vostra e la nostra esperienza politica sara' certamente piu' ricca ed autentica se questo cammino viene fatto "in compagnia" e se ognuno di noi si assume la responsabilita' di tenere desto negli altri il desiderio delle "cose ultime", ma vivendo pienamente dentro le "cose penultime".
In secondo luogo, egli ha creduto fermamente e sinceramente nella missione educativa come fondamentale contributo alla persona e alla societa' umana. Ricordo le parole che Saro ha pronunciato all'AVIS per i 25 anni dell'Associazione, parole aperte al futuro, che invitavano a "prendersi cura dei ragazzi, delle nuove generazioni", e ritengo che quelle parole siano, insieme alla testimonianza della sua apprezzata docenza, uno dei suoi "testamenti" che noi siamo chiamati a raccogliere, custodire e proiettare in avanti.

In terzo luogo, Saro ha voluto bene alla Citta', quale testimone e promotore della pace e della giustizia quale condizione essenziale perché la pace sussista, ed e' quindi importante che la Citta' riconoscente lo ringrazi realizzando due progetti a cui egli teneva molto: la "Scuola della Pace" - promossa dall'Assessorato alla Pace, ma nata da una sua intuizione profetica - che per questo verra' dedicata a lui, e la " Stele del Donatore" che, come promesso per i 25 anni dell'AVIS, possa essere ubicata al centro di uno degli ingressi principali della citta'.

Agli amici dell'AVIS vorrei citare infine un episodio che testimonia con quanta responsabilita' e delicatezza Saro Di Grandi vivesse il suo ruolo di volontario e di Presidente dell'Associazione. In campagna elettorale gli avevo espresso il desiderio di averlo con me nella squadra assessoriale, ma mi rispose: "essere Presidente dell'AVIS mi impedisce di accettare: tu sai quanto sia importante l'AVIS per la Citta', e quanto sia importante che essa resti patrimonio di tutti. Ho il dovere di proteggerla da qualsiasi strumentalizzazione".

Saro ha lasciato la sua eredita' non solo con la sua vita, ma anche con la sua morte. Quando e' arrivata la triste notizia, noi eravamo in Giunta. All'improvviso, c'e' stato qualche attimo di silenzio, poi Giorgio Chessari ha dato parola allo sgomento dicendo: "Ma a volte la Morte come le sceglie la persone da portare via?" e' una domanda legittima, la prima risposta e' stata banale e per un po' ho preferito tacere; poi mi sono venute in mente le parole di Sant'Agostino: "O Signore, non Ti chiediamo perché te lo sei preso, ma Ti ringraziamo perché ce lo hai dato".

Ritengo che in questa affermazione tutta la Citta' si riconosca, così come nelle parole di Pietro Brugaletta: "Saro e' stato un uomo giusto per questa Citta', e quindi e' bello ringraziarlo, rendergli onore e custodirlo nella nostra memoria, come persona rara e preziosa".

Tonino Solarino

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