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L’assessore alla cultura e beni culturali, Clorinda Arezzo replica i consiglieri comunali del Pd sulla questione del Museo archeologico di via Natalelli

Documento del 12/09/2020

UFFICIO STAMPA

Comunicato n.524

L’assessore alla cultura e beni culturali, Clorinda Arezzo replica i consiglieri comunali del Pd sulla questione del Museo archeologico di via Natalelli


L’Assessore alla cultura e beni culturali, Clorinda Arezzo, in riferimento alla nota inviata alla stampa dai due consiglieri comunali del Pd, Chiavola e D’Asta, riguardante il Museo archeologico ibleo di via Natalelli che, come affermano, è “nelle intenzioni dell’attuale amministrazione comunale di essere completamente smobilitato”, risponde come segue:
“La questione del Museo Archeologico di via Natalelli è tra le priorità dell’Amministrazione da qualche tempo ormai, come dimostra l’incontro pubblico tenutosi lo scorso mese al City a cui i consiglieri Chiavola e D’Asta, come altri che hanno in seguito sollevato perplessità, avrebbero liberamente potuto partecipare se davvero interessati all’argomento, come hanno fatto altri consiglieri dell’opposizione. L’incontro era finalizzato a discutere apertamente i diversi punti di vista per trovare un concorde e unanime proposito. Nessuno è alla ricerca di soluzione dai grandi effetti, come non si vuole stupire nessuno. L’unica cosa che stupisce è che forse per la prima volta si è cercato di agire secondo logica e con una pianificazione. Avremmo più semplicemente potuto effettuare i lavori che necessitavano, ripristinando l’agibilità del luogo, senza sollevare polveroni e invece abbiamo voluto cogliere l’occasione per discutere dell’inadeguatezza del Museo Archeologico di via Natalelli sotto molteplici aspetti. Fermo restando la valenza del Museo, espressione di un determinato periodo in cui risultava essere perfettamente rispondente alle esigenze del tempo, è indubbio che troppi aspetti risultino non allineati alle moderne direttive della museografia e museologia. Specchio ne è il carente flusso di visitatori e, ciò che più conta, le loro impressioni.
Le recensioni su Trip Advisor restituiscono una visione ben diversa dalla nostalgica e romantica concezione del “museo storicizzato”. Il Museo viene descritto come “nascosto, buio, custodito in un palazzo anonimo e inadeguato, in una location che lascia a desiderare, in un vicolo nascosto, con troppe informazioni ammassate, con un autolavaggio al pianterreno, che dà un generale senso di trascuratezza, in un edificio vecchio e squallido, tenuto malissimo, in una pessima location, non segnalato”. Belle parole solo per le collezioni archeologiche e per le ricostruzioni, pessima la location.
Dello stesso tenore i commenti sulle guide cartacee in commercio. La guida “Viaggio nei musei della Sicilia – Guida ai luoghi” (Ed. Kalos 2010) descrive il nostro Museo Archeologico Ibleo come “all’esterno uno dei più brutti mai visti”; la Guida Rick Steves (Ed. 2019), dedicata interamente alla Sicilia, non risparmia parole infelici: “Nascosto sotto il centro di Ragusa Superiore, questo piccolo museo polveroso mostra un guazzabuglio di antichi manufatti della provincia circostante. Sebbene non ci siano descrizioni in inglese, troverai mosaici romani, elmi greci, oggetti devozionali della prima cultura siceliota e rari bicchieri potori in vetro. E’ ignorabile a meno che tu non sia un appassionato di archeologia”.
Preso atto di queste palesi mancanze, cogliendo l’opportunità offerta da questa battuta di arresto e guardando al prossimo spostamento di gran parte delle collezioni archeologiche, si era pensato di rifunzionalizzare lo stabile per renderlo più adatto, più vissuto e più utile per il centro storico, proponendo di trasformarlo in aula didattica, aperta a scuole e gruppi di ogni età (così da preservare le ricostruzioni inamovibili), laboratorio di restauro e sala convegni. La proposta era già stata condivisa con tutti gli attori che ruotano intorno a questa vicenda – Soprintendente, Direttore del Parco, funzionari archeologi, progettista del progetto museografico della nuova sede del Museo – prima di essere presentata e discussa il 19 agosto con la cittadinanza, in occasione dell’incontro pubblico sopra citato.
Sposata ampiamente da tutte le parti e istituito un tavolo tecnico permanente che avrebbe dovuto seguire la vicenda, si è dunque organizzato il primo sopralluogo che avrebbe dovuto dare seguito a questa visione lungimirante. Purtroppo, nonostante le dichiarazioni di apertura e collaborazione già rilasciate, il Direttore del Parco, pur condividendo le visioni, ha fatto presente la sua impellente necessità di aprire al più presto la sede del vecchio museo, spinto dalle pressanti richieste dell’Assessorato Regionale, considerata anche l’attuale chiusura del Museo di Camarina, causa lavori di ristrutturazione.
La vicenda sarà certamente servita ad evidenziare le debolezze dell’offerta culturale archeologica nella città di Ragusa. Sarà servita a rendere più chiari gli interventi necessari per migliorarla ma una cosa è certa: il cambiamento spaventa. Sarebbe bastato un po’ di coraggio e invece sarà l’ennesima occasione persa.
Rassicuriamo dunque il consigliere Chiavola e il consigliere D’Asta: a breve riavranno il loro “dusty” e “skippable” museo che resterà identico a se stesso, nella sua immobilità. Almeno fino a quando non sarà parzialmente smantellato per il trasferimento delle collezioni. E poi chissà, si vedrà”.

Ragusa 12/09/2020

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